Le navi antiche di Pisa http://www.navidipisa.it Fri, 03 Mar 2017 13:08:18 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.2 Il cantiere della navi di Pisa http://www.navidipisa.it/il-cantiere-delle-antiche-navi-di-pisa/ http://www.navidipisa.it/il-cantiere-delle-antiche-navi-di-pisa/#respond Tue, 12 Nov 2013 11:15:49 +0000 http://www.navidipisa.it/?p=826 Benvenuti nel sito web delle Navi di Pisa. Il cantiere delle navi di Pisa ha una storia, che troverete raccontata in questo articolo. Quella storia racconta come è nato il Cantiere, come sono state scoperte le navi, come sono iniziati gli scavi, che cosa è stato portato alla luce e cosa rimane ancora da indagare. […]

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Benvenuti nel sito web delle Navi di Pisa.

Il cantiere delle navi di Pisa ha una storia, che troverete raccontata in questo articolo.

Quella storia racconta come è nato il Cantiere, come sono state scoperte le navi, come sono iniziati gli scavi, che cosa è stato portato alla luce e cosa rimane ancora da indagare.

Quella storia arriva fino ad oggi, e da qui riparte.

Il cantiere della navi di Pisa riapre al pubblico e dal 23 Novembre ogni sabato sarà possibile vedere che cosa accade.
Ma un cantiere ha una storia che evolve, progredisce e si dipana giorno dopo giorno.

Ogni giorno si lavora, si scava, si mette in sicurezza, si archivia, si cataloga, si restaura. Noi qui vogliamo raccontare quella storia, nel tempo presente, accompagnando il cantiere nel suo percorso, seguendolo costantemente.

Lo faremo attraverso questo sito e attraverso i nostri canali social.

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Potrete così seguire la storia del cantiere, conoscere da vicino le tecniche e i segreti dello scavo archeologico e del restauro dei reperti in legni, conoscere un affascinante frammento della storia di questo territorio.

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Analisi chimiche e petrografiche http://www.navidipisa.it/analisi-chimiche/ Mon, 11 Nov 2013 09:58:07 +0000 http://www.navidipisa.it/?p=791 Le analisi, preziosa fonte di informazioni Le indagini analitiche forniscono una preziosa fonte di informazione sulla storia e le origini dei reperti. Oltre infatti a conoscerne la composizione, si possono comprendere la natura e i dettagli degli oggetti in ceramica, in pietra, in metallo e organici, fino alle tracce di pittura presenti sulle navi. Si […]

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Le analisi, preziosa fonte di informazioni

Le indagini analitiche forniscono una preziosa fonte di informazione sulla storia e le origini dei reperti. Oltre infatti a conoscerne la composizione, si possono comprendere la natura e i dettagli degli oggetti in ceramica, in pietra, in metallo e organici, fino alle tracce di pittura presenti sulle navi. Si può dedurre l’area geografica di provenienza attraverso l’analisi delle argille dei vasi, la composizione degli oggetti in pietra e delle zavorre delle imbarcazioni. Si può inoltre risalire alla funzione dei reperti, come nel caso dell’analisi dei resti dei contenuti nelle anfore da trasporto (vino, olio, ecc.) e di tutti i contenitori di uso quotidiano.

I risultati forniti dalle analisi dei reperti botanici (sia resti che pollini), faunistici (animali domestici e selvatici), antropologici e dei sedimenti permettono di ricostruire l’ambiente circostante nelle varie fasi storiche: come si è formato il sito, come e cosa mangiavano, le dinamica delle importazioni ed esportazioni di sostanze e cibi nell’antichità.

Per la datazione dei reperti e della sequenza degli avvenimenti ci si avvale di analisi sofisticate, tra cui la determinazione cronologica basata sugli isotopi radioattivi (C14) e la dendrocronologia (studio dell’accrescimento delle piante).

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Analysis, an invaluable source of information

Analytical surveys are an invaluable source of information about the history and origin of finds. In addition to learning about their composition, we can find out about the nature and detail of ceramic, stone, metallic and organic objects, and even traces of paint on ships. We can find out where objects originally came from by analysing the clay used to make vases, the composition of stone objects and a boat’s ballast. We can even discover the purpose and function of the finds: for instance, by analysing any remaining content in amphorae used to transport wine, oil and other products as well as other containers used on a daily basis.

The results obtained from analysing botanical (remains and pollen), faunal (pets and wild animals), anthropological and sediment finds allow us to reconstruct our surroundings during various historical eras: how the site was formed, how and what our ancestors ate, and how food and substances were imported and exported in ancient times.

Sophisticated analysis is used to date finds and to find out the sequence of events, such as determining chronological age based on radioactive isotopes (14C) and dendrochronology (the study of tree growth rings).

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Le metodologie dello scavo http://www.navidipisa.it/le-metodologie-dello-scavo/ Fri, 08 Nov 2013 13:44:34 +0000 http://www.navidipisa.it/?p=782 Il metodo di scavo L’eccezionale stato di conservazione dei reperti ha condizionato l’attività di scavo, che deve evitare che le parti in legno siano eccessivamente esposte agli agenti atmosferici e garantire allo stesso tempo una completa documentazione scientifica. È solo l’ambiente umido, infatti, che consente la conservazione dei reperti. l legno, conservatosi sott’acqua in assenza […]

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Il metodo di scavo

L’eccezionale stato di conservazione dei reperti ha condizionato l’attività di scavo, che deve evitare che le parti in legno siano eccessivamente esposte agli agenti atmosferici e garantire allo stesso tempo una completa documentazione scientifica. È solo l’ambiente umido, infatti, che consente la conservazione dei reperti. l legno, conservatosi sott’acqua in assenza di ossigeno, riesce a mantenere la sua struttura anatomica: la mancanza di ossigeno impedisce a funghi e batteri di proliferare e di intaccare la cellulosa e la lignina, componenti fondamentali del tessuto cellulare.

I tecnici di cantiere hanno studiato un preliminare sistema di protezione dei reperti con pannelli in vetroresina. Durante lo scavo, i relitti vengono liberati dal terreno secondo il metodo proprio dello scavo archeologico, e dai pannelli in vetroresina, procedendo per piccole fasce di 50 centimetri/1 metro, rilevate tridimensionalmente con il sistema Laser Scanner 3D, e quindi nuovamente protette con un tessuto in grado di trattenere l’umidità. Per garantire l’umidità necessaria, si fissa sui reperti un impianto di nebulizzazione, progettato espressamente per ogni imbarcazione, A questo viene sovrapposto un nuovo guscio di vetroresina in grado di preservare l’imbarcazione durante il sollevamento, il trasporto e la messa a dimora . La successiva fase di restauro avviene nel Centro di Restauro del Legno Bagnato di Pisa (CNAP): l’imbarcazione è incapsulata in un guscio in vetroresina, fissata a un telaio metallico e quindi sollevata e spostata in laboratorio.

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The excavation method

 The exceptional preservation of the finds influenced the excavation campaign, which has to ensure that any wooden parts are not overly exposed to weathering, while also guaranteeing full scientific documentation. Only a humid environment allows the finds to be preserved. Kept in deoxygenated water, the wood manages to maintain its anatomical structure: the lack of oxygen prevents fungi and bacteria from proliferating and the cellulose and lignin from corroding, components which are fundamental to the cellular tissue.

Site technicians have studied a preliminary system to protect the finds with fibreglass panels. During excavation, the wrecks are freed from the group using the archaeological excavation method and from the fibreglass panels using small 50 centimetre/1 metre bands, measured three-dimensionally by the 3D laser scanner system, then protected once more with a fabric able to hold in humidity. To ensure the required humidity, a nebulization system is installed on the finds, designed specifically for every vessel. A fibreglass shell is placed on top, able to preserve the boat when it is lifted, transported and put into place. The next step in the boat’s restoration takes place at Pisa’s Restoration Centre for Archaeological Wet Wood (known as CNAP): the vessel is encapsulated in a fibreglass shell, secured to a metal frame and then lifted and moved into the laboratory.

 

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Reperti organici http://www.navidipisa.it/reperti-organici/ Fri, 08 Nov 2013 09:40:16 +0000 http://www.navidipisa.it/?p=16 I reperti organici I reperti in materiali organico (legno cuoio, pellame, fibre vegetali) sono estremamente delicati dal punto di vista conservativo. Man mano che vengono messi in luce durante lo scavo, devono essere mantenuti con un contenuto di umidità pari a quello che avevano prima di essere scoperti, fino al momento della loro definitiva asportazione. […]

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I reperti organici

I reperti in materiali organico (legno cuoio, pellame, fibre vegetali) sono estremamente delicati dal punto di vista conservativo. Man mano che vengono messi in luce durante lo scavo, devono essere mantenuti con un contenuto di umidità pari a quello che avevano prima di essere scoperti, fino al momento della loro definitiva asportazione. Allo stesso modo devono essere protetti il più possibile dalla luce, per impedire il proliferare di agenti biotici (funghi, batteri) che ne accelerano il degrado.
Questi reperti, durante le fasi iniziali di scavo, sono sottoposti a un primo lavaggio con acqua. In questa fase è opportuno prelevare campioni necessari alla corretta individuazione del materiale, spesso non facilmente definibile in fase di scavo. I reperti sono asportati avvolgendoli in un rivestimento di vetroresina che protegge e sostiene il materiale degradato e fragile che consente, tramite opportuni fori, l’imbibizione dell’oggetto.
Questi delicati reperti vengono quindi adagiati in vasche, in attesa di essere definitivamente restaurati per la futura esposizione.

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Organic finds

Organic finds (such as wood, leather, hides and plant fibres) are extremely delicate from a conservative point of view. As they are unearthed during the excavation, they must be set aside at the same level of humidity as before they were found until they are removed from the site. They must be kept out of the light as much as possible, in order to prevent the proliferation of biotic agents, such as fungi and bacteria, which speed up decay.
During early excavation stages, these finds are washed with water. At this point, samples should be taken so that the material can be identified correctly, often not easily definable during excavation. The finds are removed by wrapping them in a fibreglass covering, which protects and supports the fragile and decayed material, allowing the object to imbibe through suitable holes.
These delicate finds are then arranged in basins, awaiting restoration for future display.

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Le fasi di vita http://www.navidipisa.it/le-fasi-di-vita/ Fri, 08 Nov 2013 09:40:16 +0000 http://www.navidipisa.it/?p=17 Le fasi di vita La più antica fase di vita della riva del fiume (Auser) risale al VI-V secolo a.C. (età arcaica): strutture in legno, abitazioni o più probabilmente ambienti legati ad attività produttive, che si affacciavano sull’Auser. 350 anni più tardi, nel II secolo a.C. (età ellenistica) una alluvione causa un primo spostamento verso […]

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Le fasi di vita

La più antica fase di vita della riva del fiume (Auser) risale al VI-V secolo a.C. (età arcaica): strutture in legno, abitazioni o più probabilmente ambienti legati ad attività produttive, che si affacciavano sull’Auser. 350 anni più tardi, nel II secolo a.C. (età ellenistica) una alluvione causa un primo spostamento verso nord della riva, che viene rinforzata con strutture in pietra e legno. Risale a questo periodo il primo naufragio (nave ellenistica) e la presenza di carichi di imbarcazioni commerciali.

Nel periodo di colonizzazione romana (I sec. a.C.) l’Auser verrà tagliato da un canale della centuriazione (il sistema di divisione dei terreni in epoca romana), che sconvolgerà gli argini e provocherà successive, continue alluvioni, dal I all’inizio del VII secolo d.C.

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Stages of life 

The oldest stage of life of the river bank (Auser) dates from the 6th to the 5th century BCE (ancient times): wooden structures, dwellings or more probably environments linked to productive activities on the banks of the Auser. 350 years later, in the 2nd century BCE (Hellenistic period), a flood caused an initial shift to the north of the bank, which is strengthened by wooden and stone structures. The first shipwreck (Hellenistic vessel) dates from this period as well as the presence of the cargo of trading vessels.

In the era of Roman colonization (1st century BCE), the Auser was crossed by a centuriation canal (the system used to divide land in Roman times), which damaged the banks and caused successive and continual flooding from the first to the early seventh century AD. 

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Restauro degli oggetti http://www.navidipisa.it/restauro-degli-oggetti/ Fri, 08 Nov 2013 09:40:16 +0000 http://www.navidipisa.it/?p=19 Il restauro degli oggetti Per prima cosa, si puliscono le superfici con spazzole morbide per togliere la terra, poi con bisturi o strumenti a ultrasuoni o laser nel caso di spesse o dure incrostazioni. Se le analisi mostrano la presenza di sali solubili, estremamente dannosi per il reperto, questi vengono eliminati con ripetuti bagni in […]

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Il restauro degli oggetti

Per prima cosa, si puliscono le superfici con spazzole morbide per togliere la terra, poi con bisturi o strumenti a ultrasuoni o laser nel caso di spesse o dure incrostazioni. Se le analisi mostrano la presenza di sali solubili, estremamente dannosi per il reperto, questi vengono eliminati con ripetuti bagni in acqua demineralizzata, fino a completa eliminazione. Al termine delle operazioni di pulitura si passa alla ricerca dei frammenti per la ricostruzione mediante incollaggio dei frammenti. Le parti mancanti sono integrate con prodotti rimovibili e ben distinguibili dalle parti originali. Al termine, la superficie è protetta con cere.

Naturalmente, ogni reperto archeologico prevede metodi di restauro specifici differenziati a seconda del materiale (ceramica, metallo, pietra naturale, vetri ecc.) e dello stato di conservazione.

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Restoring objects

First of all, the surfaces are cleaned using a soft brush to remove the earth and then with a scalpel, ultrasound instruments or laser in case of extensive or hard encrustation. If analysis reveals the presence of soluble salts, which are extremely harmful to the find, they are removed by repeated soaking in demineralized water until erased completely. Once cleaned, the search begins to find fragments so as to reconstruct the object by gluing the fragments together. The missing parts are combined with removable products that are easily distinguishable from the original parts. Lastly, the surface is protected with wax.

Of course, every archaeological find involves different restoration methods according to the material (ceramic, metal, natural stone, glass, etc.) and the state of preservation of the object.

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Trattamento conservativo del legno http://www.navidipisa.it/trattamento-conservativo-del-legno/ Fri, 08 Nov 2013 09:40:16 +0000 http://www.navidipisa.it/?p=20 Il restauro del legno Lo scavo ha permesso di ritrovare una grande quantità di oggetti di legno, oltre ai relitti delle navi, che si sono conservati perché completamente imbevuti d’acqua. Le operazioni di restauro prevedono l’eliminazione dell’acqua, ma evitando che il legno si ritiri, si fessuri o si distorca. La conservazione prevede la sostituzione dell’acqua […]

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Il restauro del legno

Lo scavo ha permesso di ritrovare una grande quantità di oggetti di legno, oltre ai relitti delle navi, che si sono conservati perché completamente imbevuti d’acqua. Le operazioni di restauro prevedono l’eliminazione dell’acqua, ma evitando che il legno si ritiri, si fessuri o si distorca. La conservazione prevede la sostituzione dell’acqua con sostanze che, riempiendo le microcavità, consentano al legno di stabilizzarsi durante l’essiccazione.

La tecnica del restauro del legno archeologico bagnato e fortemente degradato prevede l’impregnazione con soluzioni acquose o in solventi organici di sostanze naturali, come  alcuni zuccheri o la colofonia (resina vegetale), o di sintesi, come i polietilenglicoli (PEG) o la Kauramina® (resina melamminica). Il restauro prevede una fase di impregnazione a cui ne segue una di essiccazione in condizioni controllate (mediante impianti climatici).

Nel Centro di Restauro i trattamenti prevedono, dopo la fase di diagnostica, la desalinizzazione, l’utilizzo di soluzioni PEG, di colofonia o di Kauramina®; questi trattamenti vengono effettuati anche su legni di grandi dimensioni. L’asciugatura avviene in ambienti controllati o con liofilizzatore. Anche in questo caso la finitura è a cera, microcristallina, sia per finalità estetiche che per stabilizzare il legno rispetto alle variazioni di umidità dell’ambiente esterno.

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Restoring wood

The excavation unearthed a large quantity of wooden objects, in addition to the shipwrecks, which had been preserved since they had been completely soaked in water. Restoration work involves removing the water while making sure that the wood does not shrink, split or twist. Preservation involves replacing the water with substances that, by filling the micro cavities, allow the wood to stabilize itself as it dries.

The restoration technique of archaeological wet and extremely decayed wood involves impregnating it with aqueous solutions or in organic solvents of natural substances, such as certain sugars or rosin (a plant resin), or synthesis, such as polyethylene glycol (PEG) or Kauramin® (melamine resin). The restoration involves an impregnation stage, followed by a drying stage in controlled conditions (using climatic systems).

At the Restoration Centre, treatments involve—after the diagnostic stage—desalinization, the use of PEG solutions, rosin or Kauramin®. These treatments are also used on wood of large dimensions. Drying takes place in controlled environments or with a vacuum freeze dryer. In this instance, too, the restoration concludes with a microcrystalline wax finish both for aesthetic reasons and in order to stabilize the wood as regards the changes in humidity in the external environment.

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La scoperta http://www.navidipisa.it/la-scoperta/ Fri, 08 Nov 2013 09:40:16 +0000 http://www.navidipisa.it/?p=21 La scoperta Nel 1998, poco fuori l’antica cerchia delle mura di Pisa, verso il mare, le Ferrovie iniziarono lavori di scavo a fianco della stazione di Pisa San Rossore. Immediatamente emersero oggetti di legno di cui gli archeologi compresero l’eccezionale importanza. Il MIBAC, in accordo con la Rete Ferroviaria Italiana, iniziò subito una indagine archeologica […]

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La scoperta

Nel 1998, poco fuori l’antica cerchia delle mura di Pisa, verso il mare, le Ferrovie iniziarono lavori di scavo a fianco della stazione di Pisa San Rossore. Immediatamente emersero oggetti di legno di cui gli archeologi compresero l’eccezionale importanza. Il MIBAC, in accordo con la Rete Ferroviaria Italiana, iniziò subito una indagine archeologica nell’area. A circa tre metri di profondità emerse un’impressionante serie di relitti di navi; in pochissimi mesi ne furono individuati 16 e, a oggi, tra integri e frammentari, sono almeno una trentina. Nel 1999 RFI decise, necessariamente, di spostare altrove l’edificio. Si aprì quindi un grande cantiere di scavo, ancora in corso, che dopo le prime, iniziali necessità di tutela dei relitti, lavora ora sul recupero, consolidamento e restauro di questi preziosi ritrovamenti e del loro carico.

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Discovery

In 1998, just outside the ancient city walls of Pisa, heading towards the sea, the Italian Railways began an excavation campaign next to Pisa San Rossore station. Wooden objects were unearthed straight away and archaeologists grasped their importance. The Ministry of Cultural Heritage and Activities, in accordance with the Italian Railways, immediately launched an archaeological survey of the area. At a depth of approximately three metres, an impressive set of shipwrecks was unearthed; 16 were found in a few months and at present at least 16 wrecks have been discovered, whether intact or in fragments. In 1999, the Italian Railways were forced to move their premises elsewhere. A large excavation site was then opened (still on-going), which, after the initial need to protect the wrecks, now focuses on recovering, consolidating and restoring these invaluable finds and their cargo.

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Trattamento delle imbarcazioni http://www.navidipisa.it/trattamento-delle-imbarcazioni/ Mon, 09 Sep 2013 15:55:51 +0000 http://dev.cosmothemes.com/wp/rewind/?p=367 Il restauro delle imbarcazioni Il metodo scelto dal Centro di Restauro è quello dell’approccio sperimentale, analizzando singolarmente le problematiche di ogni scafo. Gli scafi quasi integri vengono scavati progressivamente, poco alla volta. Ogni porzione portata alla luce viene chiusa in un guscio di vetroresina, forato, per potere inserire le soluzioni per la conservazione temporanea del […]

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Il restauro delle imbarcazioni

Il metodo scelto dal Centro di Restauro è quello dell’approccio sperimentale, analizzando singolarmente le problematiche di ogni scafo.

Gli scafi quasi integri vengono scavati progressivamente, poco alla volta. Ogni porzione portata alla luce viene chiusa in un guscio di vetroresina, forato, per potere inserire le soluzioni per la conservazione temporanea del legno. La vetroresina consente di proteggere gli scafi durante il loro trasferimento nei laboratori, dopo lo scavo.

Le scelte finali di resa del reperto dipendono da numerosi fattori: lo stato di degrado del legno, che può essere anche molto disomogeneo nello stesso relitto e lo stato di conservazione (intero, parziale, con le varie parti ancora connesse o meno, ecc.). L’impregnazione potrà prevedere, anche in questo caso, sostanze di tipo differente (PEG, Colofonia, Kauramina®, ecc.) e una essicazione controllata o con liofilizzatore.

Anche gli scafi molto frammentari, talvolta formati solo da pochi elementi, vengono rimossi dallo scavo con gusci di vetroresina su misura, poi riposti in vasche con acqua e biocida, in attesa del trattamento finale.

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Restoring vessels

The method chosen by the Restoration Centre is an experimental approach, analysing the issues with each hull one by one. 

The hulls that are practically intact are excavated gradually, a little at a time. Each part that is unearthed is closed in a fibreglass shell, which is perforated to allow the solutions to be inserted for the temporary preservation of the wood. The fibreglass enables the hulls to be protected when they are moved into the laboratories after excavation. 

Final decisions about the find’s yield depend on many factors: the state of decay of the wood, which can vary widely in the same wreck, and the state of preservation (complete, partial, with various parts still connected or not, etc.). Impregnation may involve, in this instance too, different types of substances (PEG, rosin, Kauramin®, etc.) and controlled drying or with a vacuum freeze dryer.

Even highly fragmentary hulls, sometimes consisting of only a few elements, are removed from the excavation using made-to-measure fibreglass shells, and then placed in basins filled with water and biocide, awaiting final treatment.

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